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PNEI e medicina di genere

 

La PNEI (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia) e la medicina di genere

PNEI e “genere” rappresentano due paradigmi interpretativi profondamente correlati e rappresentano, dal punto di vista epistemologico, due tautologie che si rendono necessarie per superare le semplificazioni ed inquadrare il tema della salute con un respiro proprio della complessità. Richiamano il pensiero analogico, il complesso, l’interdisciplinare. Evocano tipi di sensibilità, di sapienza, di competenze, di profondità e, non ultimo, scelte di tipo etico e volontà di azione.

Il Genere, nell’ambito delle scienze sociali, rappresenta la sintesi del processo attraverso il quale individui che nascono di sesso femminile o maschile entrano nelle categorie sociali di donne e uomini. Adottare una “gender lens”[1] in materia di salute permette, quindi, di prevedere, valutare e, possibilmente, misurare i diversi impatti dei determinanti socio economici e culturali su donne e uomini. Ciò è reso possibile, però, solo individuando specificità, variabili, differenze e differenziali.

Persino in contesti prestigiosi, dal punto di vista scientifico, vediamo, però, far riferimento ai concetti relativi a sesso e a genere come se fossero equivalenti e/o interscambiabili. Si parla di medicina di genere o di politiche di genere per la salute e il lavoro, inoltre, con un appiattimento sul sesso femminile, biologicamente connotato, e si parla della salute delle donne facendo riferimento quasi esclusivamente alla salute riproduttiva.

Gli attuali studi scientifici che si ispirano alla metafora del network (PNEI), evidenziano differenze di carattere fisiologico, biologico e cognitivo tra donne e uomini che non sempre, però, vengono adeguatamente correlati ai costrutti sociali e psicologici sopra evidenziati, cui sono inestricabilmente connessi.

E’ dimostrato che le donne gestiscono in modo diverso dagli uomini l’asse dello stress (ipotalamo-ipofisi-surrene) e che, quindi, reagiscono diversamente agli stressor di qualsiasi natura essi siano: fisici, chimici e psichici.

Eppure, le donne, anche se si ammalano più facilmente, posseggono sistemi biologici più plastici, che consentono loro di reagire positivamente alla malattia o di recuperare più facilmente uno stato di salute. Esse risultano essere più attive nella prevenzione e nel self care. Le donne hanno, più spesso rispetto agli uomini, problemi di conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari.

Competenze per la medicina di genere

Chi si occupa di salute, quindi, dovrebbe essere sempre in grado di assumere un’ottica di genere per saper riconoscere le differenze tra sesso e genere, saper spiegare come il genere di appartenenza degli individui possa infuenzare lo stato di salute per quanto riguarda: esposizione ai rischi e allo stato di vulnerabilità; natura severità o frequenza dei problemi di salute; i modi in cui i sintomi vengono percepiti, i comportamenti relativi alla salute, l’accesso ai servizi sanitari, la capacità di seguire le indicazioni relative alle cure, conseguenze a lungo termine in ambito sociale e di salute.

Dovrebbe saper descrivere come siano fondate sul genere di appartenenza, in relazione alla salute, le iniquità nell’accesso all’educazione, alle risorse economiche e al potere; saper individuare i differenziali di genere nell’impostare un disegno di ricerca, nella sua realizzazione e nell’analisi dei dati; identificare le diseguaglianze di genere nelle politiche e nei programmi. Dovrebbe saper operare di conseguenza ed agire come positivo agente di cambiamento.

 


[1]  Anna Day, University of Toronto: “The Gender Lens  focuses our attention on gender by analysing the following factors: Biological differences; Social differences; Educational differences; Economic differences. Gender incorporates both biological and psychosocial aspects of a person’s life experience.”